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message in a bottle

Posted on 3 March 2010

C’è qualcuno che leggerà il mio messaggio? Lo lancio da una nave alla deriva, che le altre navi iniziano a ignorare da lontano. Noi che viaggiamo su questo transatlantico bellissimo e stanco siamo divisi: la maggior parte continua a ridere e ballare come se fossimo sulla rotta per il paradiso promesso, altri stanno sul ponte immobili con la coperta sulle gambe a contemplare un orizzonte fumoso, altri ancora sono infuriati con il capitano, ma le loro urla sono coperte dalla musica degli altoparlanti. L’equipaggio sorride e ripete di goderci il viaggio. La sagoma del capitano è sempre lì, dietro il vetro della cabina di pilotaggio. C’è qualcosa di allarmante nella sua espressione euforica. C’è qualcosa di folle. La mia nave è in mezzo al mediterraneo e si chiama Italia.

Is there anybody who’s gonna read my message? I’m throwing it from a drifting ship, that other ships begin to ignore from far away. Us who travel on this beautiful and tired transatlantic, we are divided: the greater part keeps laughing and dancing as if we were on the route for the promised paradise, someone is on the bridge immovable with the blanket on the legs contemplating a smoky horizon, others are infuriated with the captain, but theirs shouts are covered by music of the loudspeakers. The crew smiles and repeats to enjoy the travel. The shape of the captain is always there, behind the glass of the cockpit, but  there is something alarming in his euphoric expression. There is something insane. My ship is in the middle of the Mediterranean and  is called Italy.

What Others Are Saying

  1. gennaro 4 March 2010 at 11:01

    la situazione e’ tristina
    non per fare lo spiritoso,
    ma questa sembra fatta su misura
    (consiglio di leggerla fino in fondo)

    La prima classe costa mille lire,
    la seconda cento, la terza dolore e spavento.
    E puzza di sudore dal boccaporto
    e odore di mare morto.
    Sior Capitano mi stia a sentire,
    ho belle e pronte le mille lire,
    in prima classe voglio viaggiare
    su questo splendido mare.

    Ci sta mia figlia che ha quindici anni ed a Parigi ha comprato un cappello,
    se ci invitasse al suo tavolo a cena come sarebbe bello.
    E con l’orchestra che ci accompagna con questi nuovi ritmi americani,
    saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani
    e con il ghiaccio dentro al bicchiere faremo un brindisi tintinnante
    a questo viaggio davvero mondiale, a questa luna gigante.

    Ma chi l’ha detto che in terza classe,
    che in terza classe si viaggia male,
    questa cuccetta sembra un letto a due piazze,
    ci si sta meglio che in ospedale.
    A noi cafoni ci hanno sempre chiamato
    ma qui ci trattano da signori,
    che quando piove si può star dentro
    ma col bel tempo veniamo fuori.

    Su questo mare nero come il petrolio ad ammirare questa luna metallo
    e quando suonano le sirene ci sembra quasi che canti il gallo.
    Ci sembra quasi che il ghiaccio che abbiamo nel cuore piano piano
    si vada a squagliare in mezzo al fumo di questo vapore di questa vacanza in alto mare.
    E gira gira gira gira l’elica e gira gira che piove e nevica,
    per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.

    E il marconista sulla sua torre,
    le lunghe dita celesti nell’aria,
    riceveva messaggi d’auguri
    per questa crociera straordinaria.
    E trasmetteva saluti e speranze
    in quasi tutte le lingue del mondo,
    comunicava tra Vienna e Chicago
    in poco meno di un secondo.

    E la ragazza di prima classe, innamorata del proprio cappello,
    quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello.
    Forse per via di quegli occhi di ghiaccio così difficili da evitare,
    pensò “Magari con un pò di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare”.
    E com’è bella la vita stasera, tra l’amore che tira e un padre che predica,
    per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America,
    per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America.

  2. michele 4 March 2010 at 16:10

    …continuando il gioco, che dovrei dire? che all’alba abbandonerò di nuovo questa barca ubriaca, ritornando sulla mia mulattiera di mare…o che credo di poter, insieme a te, mettere tutto sotto sopra, perhè insieme abbiamo il potere e la forza di farlo??
    ahhh…c’è pure il rock di capitan uncino!!!
    una cosa è certa: da questa parte, almeno le canzoni sappiamo scriverle bene.
    ps nel frattempo però, io tu e gennaro…e siamo già a tre!!!

  3. gg 4 March 2010 at 21:31

    quattro!

  4. g 5 March 2010 at 03:20

    il problema – che però mai è stato nuovo – è che alla sagoma del capitano, dietro il vetro zigrinato che sfoca e deforma, non corrisponde nessun uomo; il problema è che anche i marinai vogliono credersi viaggiatori distratti, e nessun viaggiatore sa governare una nave; il problema è che le altre navi non sono in acque migliori (nemmeno diverse), e a furia di ignorare la nave impazzita rischiano qualche impatto; il problema è che, generalmente, qualunque turista preferisce il diritto alla lamentela (sacro, perdio!) a quello d’azione.
    il problema è che al gran commodoro della marina (che sta seduto all’asciutto in un palazzo dell’entroterra, appena lambito dall’ingrossarsi dei flutti), va bene così.

    ma forse sono solo pessimista.

    in ogni caso, trovo che “iniziano a ignorare da lontano” sia un’immagine di una potenza rara.

  5. Clyde Kensingtona 8 March 2010 at 13:44

    Brilliant writting. I’d like to go deeper in my critic (only positive) but my english just cut my legs (or my fingers).

  6. Moody 8 March 2010 at 14:36

    @gennaro ho ancora il vinile di titanic!
    @michele siamo un popolo di poeti e naviganti. E De André era un grande poeta. Ma quanti ne conteremo domani?
    @gg quaterna…cinquina!
    @g tutto vero. Non avevo pensato al gran commodoro che si gode lo spettacolo. Il problema è che l’azione di istinto si fa violenza e la storia insegna che non genera vincitori. Il coro di lamentele va bene per le tragedie greche non per le operette italiane. Anche se si tratta di tragedia autentica. Non voglio lasciare la nave come in molti paventano inutilmente. Sogno un pacifico, legittimo civile ammutinamento. In che modo ancora non so. Ma ci penso.
    @Clyde Kensingtona my english too, it’s not the best. Thanks for your sincere comment!

  7. g 9 March 2010 at 01:15

    citando una frase giustamente abusata di ennio flaiano, la situazione è grave ma non seria.

    posto che la soluzione violenta non è una soluzione, a voler essere civili direi che una mossa significativa potrebbe essere un forte astensionismo di massa (in portogallo funzionò), ma questa soluzione presuppone una serie di condizioni sociali e culturali che – se le possedessimo realmente – non saremmo nemmeno arrivati al punto di dover considerare una soluzione tanto (democraticamente) drastica.
    quando, poco dopo la guerra, si presentò una situazione simile (per l’impresentabilità di molti politici), la risposta elettorale fu un relativo trionfo del partito dell’uomo qualunque (sì, il qualunquismo, filofascista).
    d’altronde siamo il paese che tanto ha malsopportato il ventennio fascista da gettarsi a capicollo verso il quarantennio democristiano.
    amiamo i vincitori, anche perchè amiamo criticarli.

    spero di non essere troppo pedante.

  8. Moody 10 March 2010 at 12:52

    @g il problema dal mio punto di vista è che qualsiasi azione democratica ravvisabile al momento passa attraverso o l’adesione a un partito o a un movimento. Entrambe le forme in Italia mi appaiono vuote, non solo di significato ma anche di aderenza con la realtà. Lasciamo stare i partiti, No global, girotondi, popolo viola, hanno assunto ai miei occhi il valore di una scampagnata tutti insieme. Detesto il qualunquismo, ma ho il diritto di sperare e riflettere sull’esistenza di un altro possibile punto di svolta. Detto questo non mi tiro indietro.(se vuoi puoi scrivermi a contact@moodinprogress.com)

  9. Luca Martini 6 June 2010 at 16:40

    Ciao
    Ottimo post :-)
    Luca
    Giochi per Ragazze

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