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finzioni

Posted on 19 January 2012

Le fotografie di Paolo Ventura mi hanno letteralmente disorientata. Secondo Barthes lo specifico della fotografia è la sua ‘presenza’ ontologica. Guardiamo la foto di un ragazzino ritratto negli anni ’40 e non possiamo fare a meno di domandarci che fine avrà fatto, se è ancora vivo o se è morto durante la guerra. Il mondo ritratto da Paolo Ventura è un mondo ricreato dall’artista. La donna nella vasca, l’uomo sulla scala che attacca i manifesti, il funambolo sulla corda, non esistono e non sono mai esistiti. Paolo Ventura non fotografa la realtà, fotografa magistralmente la propria immaginazione. La fotografia nella sua essenza, anche quando è finzione come quella di moda, ci mostra sempre realtà: gli abiti, la bellezza della modella, gli scenari. In questo caso la realtà è costituita da ‘finzioni’ realizzate con tale perizia certosina che per qualche istante rimaniamo incapaci di decidere se siano vere.

The photographs of Paolo Ventura have literally disoriented me. According to Barthes, the essence of photography is its ontological ‘presence’. If you look at the photo of a young boy in the 40s, you can’t help but wonder what the fate he had, if still alive or if he died during the war. The world portrayed by Paul Ventura is a world recreated by the artist.  The woman in the bathtub, the man who attacks the posters on the scale, the tightrope walker, they don’t exist and have never existed. Paolo Ventura doesn’t photograph reality, he masterfully photographs his imagination. The photography in its essence, even when it is fiction such as fashion photography, it shows always some pieces of reality: the clothes, the beauty of the model, the scenarios. In this case the reality is made up of ‘fictions’ created with such painstaking skill that, for a moment you remain unable to decide whether they are true.

 

What Others Are Saying

  1. Stefano 23 January 2012 at 13:53

    Trovo queste foto particolarmente evocative.
    Il motivo risiede nel fatto che i luoghi sono lontani, immersi nella nebbia, o nascosti dietro l’angolo di un vicolo; il tempi è remoto nella storia o nella memoria di una festa senza nome; i volti sono nascosti, gli sguardi sono altrove.
    Si scende a ritroso dalla fotografia reale, di una scena inventata, di un’idea immaginata, di un pensiero nascosto.

  2. Simone 25 January 2012 at 09:49

    Grazie, non lo conoscevo, molto interessante.

  3. Moody 25 January 2012 at 17:31

    @simone è un piacere ; )
    @stefano grazie, hai espresso meglio di me la sensazione che danno queste immagini.

  4. Karl 27 January 2012 at 10:50

    really amazing, I wonder how does he build the scene.

  5. Hans 4 August 2012 at 13:10

    Interesting. Reminds me of the films of the Swedish director Roy Andersson.

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