Archive for the 'in my art' category

finzioni

Le fotografie di Paolo Ventura mi hanno letteralmente disorientata. Secondo Barthes lo specifico della fotografia è la sua ‘presenza’ ontologica. Guardiamo la foto di un ragazzino ritratto negli anni ‘40 e non possiamo fare a meno di domandarci che fine avrà fatto, se è ancora vivo o se è morto durante la guerra. Il mondo [...]

fragments of endless possibilities

Fuori fuoco, asimmetriche, apparentemente casuali. Come le mille immagini che in ogni istante vengono catturate e poi vomitate nella rete dagli infiniti mezzi digitali. Ma le fotografie di Saul Leiter non sono il frutto della moderna bulimia fotografica, sono state scattate con una Leica nella New York degli anni ‘50, la stessa di Diane Arbus [...]

enjoy the silence

Yamamoto Masao possiede la maestria di un antico calligrafo e l’ispirazione dei poeti haiku applicate alla fotografia contemporanea. Ogni immagine di questo artista giapponese è una sorta di verso poetico tradotto per gli occhi. Come i versi poetici, esse esercitano su di noi un misterioso potere. Non le capiamo con la mente ma attraverso [...]

empire of darkness

Guardando questa serie di immagini di Felicitas Hollmig, giovane fotografa ispano-tedesca, sono stata subito colpita da un forte senso di straniamento: lo scenario è noto, quasi banale, ma non riesco a decifrarlo. Tutto è apparentemente in ordine eppure nulla è tranquillizzante. L’atmosfera surreale è paragonabile a quella che Magritte ha creato ne L’impero della luce, [...]

sublime ugliness

Essere eclissati dai propri allievi è il destino di tutti i maestri. Leggendo la biografia di Lisette Model si ha l’impressione che diventi fotografa quasi per caso, spinta da altri e che l’essere stata l’insegnante di Diane Arbus sia la nota più meritevole del suo percorso artistico. In realtà è lecito domandarsi se la luce [...]

china in passing

Davanti all’obiettivo di Muge la cina è nuda, spogliata dell’immaginario comune e del look di regime. Non ci sono le masse ordinate o le vedute aeree delle nuove city finanziarie, non le tinte forti o i paesaggi dipinti delle risaie. Ci sono solitudini sparse e città senza nome. Il tempo e lo spazio sono indefiniti, annebbiati. [...]

motel america

Ieri è morto J.D. Salinger e non gli ho mai detto che lo amavo. Bret Easton Ellis è un pallone gonfiato alcolizzato, nonostante questo non riesco a mandarlo al diavolo. Edward Hopper volevo vederlo da sola, ma non è stato possibile. E’ il giorno perfetto per farsi un giro in macchina con Todd Hido a caccia di [...]

being tom palumbo

Non conoscevo Tom Palumbo, ma se oggi mi domandaste che fotografo vorrei essere, risponderei: Tom Palumbo. Vorrei passare la notte in quel ristorante di Parigi, mangiando torte al cioccolato accompagnate da vino rosso, per poi uscire all’alba e attraversare Les Halles nel 1962. Vorrei scattare fotografie sofisticate e discrete, capaci di ispirare un sogno.
I didn’t [...]

writing paradoxes

Ogni volta che guardo Plutôt la vie, nel mio cervello si crea come un cortocircuito, che manda al cuore una leggera scossa. Questa immagine del fotografo francese Boubat, che non mi stanco mai di amare, non è la più bella ma forse la più riuscita e anche la più famosa. Una frase lasciata con rabbia [...]